Vita di S.Gemma - Monastero Santa Gemma Galgani

SANTUARIO SANTAGEMMA
Lucca
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LA  VITA


Gemma nasce il 12 Marzo 1878  a Borgonuovo, una piccola frazione  del paese di Camigliano, situato a circa sette Km. dalla città di Lucca.
   
Ben presto la famiglia si trasferisce a Lucca dove Gemma frequenta le scuole delle suore Oblate dello Spirito Santo, chiamate comunemente Zitine ed ha  come maestra la loro stessa fondatrice, la Beata Elena Guerra.
Nonostante la sua giovane età, dedica ogni giorno molte ore alla preghiera e nutre un amore appassionato per il Crocifisso, tanto che lei stessa dichiara che cresceva sempre di più in lei il desiderio di "poter aiutare Gesù nei suoi dolori".
Aveva otto anni quando muore la mamma, la sig.ra Aurelia Landi.
E’ l’inizio di una serie di lutti e malattie che mettono  a dura prova la  forza spirituale di Gemma, ma la sua fede, il suo amore per Gesù, la sostengono e la confortano.
Un secondo evento doloroso per   Gemma adolescente  è  la morte del fratello Gino avviato al sacerdozio, verso il quale Gemma nutriva  un grande affetto nell’affinità delle stesse aspirazioni.
Nel 1897, dopo una lunga e dolorosa malattia,  muore anche il padre e fu l’inizio di un periodo di dolorosa indigenza per  la famiglia  Galgani.
Gemma aveva 19 anni e va a vivere per un certo periodo a Camaiore presso una zia;  nonostante il suo abituale riserbo è notata e chiesta in sposa da un giovane del luogo, ma lei rifiuta perchè vuole essere “ tutta di Gesù”.
Ritorna a Lucca e va ad abitare,   assieme  ai suoi  tre fratelli e alle due sorelle nel popolare quartiere di Via del Biscione presso le zie  paterne, Elena ed Elisa.
Nell’estate del  1899  Gemma si ammala gravemente; trascorre le giornate nella sofferenza e nella preghiera, confortata dalle apparizioni di Gabriele dell’Addolorata, Passionista,  che ha per lei parole di incoraggiamento e di conforto.
Al termine di una novena in onore della Beata Margherita Maria Alacoque Gemma guarisce miracolosamente; la chiamano la ragazzina della grazia.
 
Il suo più grande desiderio è quello di poter vivere la vita claustrale; fa diversi tentativi, rivolgendosi a  diversi Ordini Religiosi, ma viene sempre respinta;  ogni volta le vengono obiettate due ragioni: la salute malferma e la mancanza di dote; seppe che esistevano, a Corneto, presso Tarquinia le Claustrali Passioniste, ma anche da esse non viene accolta.

Viva non mi ci vogliono – disse un giorno ad una sua zia -  ma da morta mi cercheranno –
 
e come aveva predetto, oggi le sue spoglie mortali sono custodite proprio dalle Monache Passioniste nel santuario di Lucca a lei dedicato.
 
Gemma è sempre stata Passionista nel desiderio e nel cuore e fino al termine della sua breve esistenza terrena ha sempre cercato di imitare il genere di vita orante e penitenziale delle figlie della Passione, pur non avendo potuto indossarne l’abito.
 
Una sera di Aprile mentre  si trovava nella sua cameretta le apparve Gesù Crocifisso con le piaghe aperte che le disse:
 
«…….. Vedi questa croce, queste spine, questi chiodi, queste lividure, questi squarci, queste piaghe, questo sangue? Sono tutte opere di amore e di amore infinito? Vedi sino a qual segno io t’ho amata! Mi vuoi amare davvero? Impara prima a soffrire; il soffrire insegna ad amare»
 
La sera dell’8 giugno 1899, vigilia della festa del S. Cuore, Gemma percepisce in maniera più straordinaria del solito un dolore straziante dei suoi peccati ed il desiderio di espiarli.
 
In estasi  si trova di fronte il suo Angelo Custode e la Madonna che l’avverte   che Gesù sta per  farle “ una grazia grandissima”; subito  le appare Gesù con tutte le ferite aperte da cui  escono fiamme di fuoco che penetrano le mani,  i  piedi e il cuore di Gemma.
 
Gemma si sente morire, ma la Madonna la sorregge e la copre col suo manto.  
 
Dopo parecchie ore si ritrova in ginocchio mentre il  sangue   fuoriesce dalle ferite che si erano prodotte sulle mani, sui piedi e sul cuore; cercò di coprirle come meglio potè e con l’aiuto dell’angelo riuscì a salire sul  letto.
 
Questo straordinario evento  continuò a ripetersi ogni settimana dalle otto di sera del giovedì fino alle ore 3 pomeridiane del venerdì.
 
 
Oggi questa casa  è stata trasformata in un Oratorio: il “ piccolo Santuario delle Stigmate” .
 
Qui sono  custoditi oggetti e ricordi di Gemma e della sua famiglia.
 
Nella cameretta della Santa si venerano alcune reliquie ed il devoto Crocifisso di casa Galgani, pregiata scultura del ‘600.
 
Un trittico ad ante apribile mostra la stigmatizzazione narrata da Gemma stessa.
 
 
Qui è conservato il busto di ferro che ella dovette portare in seguito alla grave malattia e la
 
 
primitiva urna dove  trovarono riposo le spoglie mortali di Gemma dal 1933 al 1953.
Un tavolo espositore accoglie lettere e oggetti di Monsignor Volpi e di Padre Germano.
 
Al di sopra di essi i ritratti di famiglia Galgani e quelli dei suoi padri spirituali.
 
In un angoliera-vetrina indumenti di Gemma ed un povero e logoro scendiletto; alla parete una riproduzione fotografica della camicia di Gemma con le impronte del sangue della flagellazione mistica.
 
In un’altra sala attigua vi si ammira il bellissimo tappeto ricamato interamente da Lei; il suo cappellino nero, l’orologio, una cassetta per lettere, ed altre foto.
 
 
Intorno al fenomeno delle sue stimmate,  vennero a crearsi delle prese di posizione molto contrastanti tra il clero di Lucca; alcuni  sostenevano l’autenticità delle stimmate,  altri invece,  diffidenti e critici,  dubitavano della loro  provenienza divina e parlavano di mistificazione, isterismo e autosuggestione.
 
Gemma è sola, timida e senz’appoggio.
 
A chi può confidare tutto ciò che  le sta accadendo?
 
 
Si rivolge a Gesù che le fa  vedere, durante un’estasi, la figura del Passionista Padre Germano:
 
quel sacerdote sarà il tuo direttore, sarà quello che conoscerà in te, l’opera infinita della mia misericordia.-
 

Inizialmente Padre Germano iniziò la sua direzione spirituale per via epistolare.
 
Lasciò trascorrere diversi mesi prima di andare ad incontrarla, volendo metterla  alla prova e  verificare se si trattava di persona incline ad evasioni spiritualistiche oppure di autentica mistica.
 
Le perplessità di padre Germano si diradarono quando  la incontrò  personalmente.
 
Durante un ciclo di preghiere dedicato al cuore di Gesù, nella chiesa di S. Martino, Gemma conosce  la sig.ra Cecilia Giannini che la invita andare nella sua casa.
 
I Giannini erano  una famiglia di profondo impegno religioso e forte era  il loro  legame con i Padri Passionisti, i quali si fermavano presso  di loro durante lo svolgimento del loro ministero a Lucca.
 
Matteo Giannini, il capofamiglia, essendo venuto a conoscenza delle condizioni di indigenza in cui viveva Gemma, decise di ospitarla definitivamente all’interno della sua casa.
 
Siamo nel 1900 e Gemma fu accolta più come una figlia e sorella che come un’estranea verso cui fare un’opera di carità.

Gemma si adattò ai ritmi ed all’ambiente di casa Giannini, aveva il compito di aiutare i bambini piccoli a fare i compiti e  collaborava fattivamente al buon andamento della casa.;  si affezionò moltissimo alla sig.ra Cecilia, che chiamava zia,  la quale, su richiesta  prima di Monsignor Volpi e poi anche di Padre Germano,  vigilava su di lei affinché le sue straordinarie esperienze mistiche non divenissero oggetto di  curiosità  per gli altri e riferiva loro tutto quello che notava e succedeva a Gemma.
 
Ogni mattina Gemma anda­va con zia Cecilia alla Messa, il più delle volte  nella  piccola chiesa di Santa Maria della Rosa, vicino a casa, per ricevere  la comunione, o, come lei diceva:
 
«partecipare alla festa dell'amore di Gesù».
 
Il processo di trasformazione divina dell’interiorità e di tutta la vita della nostra Santa fu tale che essa visse un’esperienza assolutamente unica e straordinaria di contatti e rapporti con le presenze soprannaturali buone e cattive.
 
Le sue prove dolorose ebbero  piena attuazione anche con i frequentissimi incontri-scontri con i demoni che erano un’ordinaria presenza nella vita di S. Gemma, gli  apparivano in tutte le forme ed usavano  ogni genere di violenze nei suoi confronti.  
 
Zia Cecilia testimoniò che il diavolo  frequentemente l’aspettava in camera la sera sotto forma di cani, gatti mostruosi e  di uomini spaventosi;
 
Il demonio arrivò anche a cercare d’impedirle di entrare in chiesa spaventandola e spingendola a terra nel fango.
 
Un giorno il demonio le sottrasse il diario che, seguendo le indicazioni del suo direttore spirituale, stava scrivendo e furono necessari gli esorcismi di padre Germano per indurlo alla restituzione.
 
Straordinario è stato il rapporto che Gemma aveva  con gli angeli ed in particolare con il suo Angelo Custode; ne aveva costantemente la visione  e conversava  con lui con la stessa disinvoltura con cui si discute con un amico.
 
L’angelo custode l’aiutava, ad esempio  a svestirsi dopo che veniva picchiata dal demonio e portava a padre Germano, a Roma, le  lettere che le scriveva.
 
Un giorno Cecilia  Giannini, d’accordo con Padre Germano, fece la prova di mettere una  lettera in un cassetto chiuso a chiave, ma  il giorno stesso quella stessa lettera  arrivò a Roma, sulla scrivania di Padre Germano.

I mirabili colloqui che aveva  con il Signore, la Madonna, gli Angeli e Gabriele dell'Addolorata  durante le estasi, furono raccolti da testimoni e pubblicati dopo la sua morte che, assieme alle   Lettere e all'Autobiografìa,  è possibile seguirla in tutte le sue meravigliose ascensioni mistiche.
 
Il 21 settembre 1902 Gemma ebbe la prima emottisi e il 24 gennaio 1903, per motivi di prudenza  e temendo il contagio  viene trasferita in una casa di via della Rosa, prospiciente il cortile della famiglia Giannini.
 
Le sue sofferenze sono inaudite e il demonio continua a torturarla.
 
L’11 aprile 1903, sabato santo, mentre le campane delle chiese di Lucca suonano  a festa per la resurrezione del Signore, Gemma  prende  il Crocifisso tra le mani e tenendolo all'altezza degli occhi, dice:
 
-"Vedi, o Gesù, ora non ne posso più davvero; se è la tua volontà, pigliami".
 
E alzando lo sguardo verso  un’effige  della Madonna appesa al muro:
 
"Mamma, raccomando l'anima mia a te, dì a Gesù che mi usi misericordia".
 
Poi, rivolgendosi alla sig.ra Giustina Giannini che  era al suo capezzale, mormora:
 
-mammina, accomodami i guanciali….-
 
e silenziosamente, accennando un sorriso, le appoggiò il capo sulla spalla e spirò.
 
La vestirono con  sul pet­to l’emblema  dei passionisti, le posero  il Crocifisso tra le mani congiunte  e  la corona  della nonna legata al polso.
 
Era bella come un angelo.
 
Questa stanza, dove  Gemma  passò gli ultimi mesi della sua vita terrena, sperimentando  le spaventose vessazioni diaboliche e la dolorosa crocifissione, è  stata  trasformata in cappella.
 
 
Sono le suore della Congregazione Missionaria Sorelle di Santa Gemma, istituto fondato da  Eufemia Giannini, le custodi di questi luoghi.

Eufemia Giannini ebbe la ventura, nella sua prima giovinezza, di vivere nella stessa casa ( quella dei suoi genitori) con la santa e di goderne la conversazione, le confidenze e l’esempio.
 
Equesta casa fu scenario per oltre tre anni  di straordinari interventi di Dio nella vita di santa Gemma Galgani.
 
 
Qui ancora oggi tutto parla di lei.
 
In questa casa  ricevette i segni della flagellazione, della coronazione di spine, delle lacrime e del sudore di sangue.
 
Quando il suo Angelo, apparendole, le presentò due corone, una di candidi gigli e l’altra di spine, lasciando a lei di scegliere quale delle due volesse, Gemma senza esitare  scelse quella di spine.
 
Qui le apparve la Vergine con il Bambino e si trova  la statuetta dell’Addolorata, caro ricordo materno, che Gemma vide lacrimare.
 
Su questa scrivania scrisse il suo diario e le molte lettere indirizzate al suo padre spirituale.
 
 
 
Qui si venera il grande Crocifisso al quale Gemma era particolarmente affezionata.
 
Un giorno sentendo il desiderio di baciare la piaga del suo costato, ma trovandosi impotente ad arrivare a Lui, gridò:
 
-"Ge­sù, datemi voi di giungervi, che ho sete del vostro sangue.-
 
e Gesù stacca il suo braccio destro dalla croce e con un oc­chiata amorosa invita Gemma a venire a lui.
 
E Gesù l'abbraccia.
 
Nel giardino si trova il pozzo in cui Gemma si getto nell’acqua gelida per vincere una tentazione contro la purezza.
 
La vita di Santa Gemma è tutta un poema d’amore e dolore nel Crocifisso, è un esempio per tutti noi di come possa un’anima patire le pene di Gesù  perché altri lo ritrovino nella rinuncia a se stessi, nella perfetta obbedienza e nella totale dedizione alla sua volontà.
S. Gemma occupa nella storia della cristianità  una posizione di assoluto primo piano, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione alla Passione di Gesù.
 
Ha conosciuto quasi tutte, anche se evidentemente in misura inferiore, le sofferenze che Gesù ha provato nella sua Via Crucis.
 
La croce era vissuta da lei sempre nella serenità e pacatezza d’animo, senza mai tra l’altro evidenziare all’esterno stati di angoscia o sentimenti di disperazione. La coscienza profonda di vivere quelle , tremende sofferenze, come scambio d’amore con Cristo è stata  la vera spiegazione della sua fortezza cristiana, dono dello Spirito Santo e della sua costante serenità d’animo.
 
 
La chiesa ha riconosciuto la santità di Gemma elevandola agli onori degli altari.
 
Il 14 maggio 1933 viene dichiarata Beata ed il 2 giugno 1940 viene riconosciuta Santa.
 










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